Questo racconto nasce nel Marzo del 2020 in tempo di Covid 19. L’idea mi balzava in testa da qualche tempo e così per far fronte a noiosi pomeriggi passati sul divano in isolamento dal mondo, ho scritto quello che state per terminare di leggere. Ricordare la mia infanzia e i miei primi anni juventini è una boccata d’ossigeno puro e mi permette di non pensare troppo a quello che sta succedendo fuori dal mio cancello di casa, con la città di Crema fra le più martoriate da questo virus bastardo. Se volete questo racconto, man mano che prendeva forma, mi ha salvato la mente e l’anima.
Parlare di
calcio nel 2020 mi risulta assai difficile. L’argomento calcistico del giorno è
da settimane come finire la stagione e giocarsi scudetto e coppe, un pugno in
faccia alle persone comuni che stanno lasciando la pelle in situazioni
drammatiche. È un calcio che pensa solo ai propri interessi economici e si basa
solo su principi di ricavi e business. Questo calcio non mi piace più da tempo
anche se il tifo bianconeri rimane.
Riesco a godere ancora di qualche bella partita in campo internazionale
ma in definitiva questo calcio globalizzato pieno di muscoli di atleti viziati
e strapagati non mi appartiene più. A questo calcio manca la magia e il fascino
del misterioso. Oggi sappiamo tutto dei campioni più in voga, hanno Twitter,
Instagram e tutti i mezzi necessari per comunicare col mondo. Una volta i
campionissimi attraevano appeal anche perché le loro vite rimanevano avvolte
dal mistero e anche i giornalisti erano più inclini a scrivere di calcio
piuttosto che di gossip o mondanità.
Ma una
passione quando è tale fa preservata e tramandata se possibile. Ecco quindi che
non i miei figli ho iniziato un lavoro di memoria calcistica che spero un
giorno apprezzeranno. In questi giorni tristi è rispuntato in casa il vecchio
tavolo da Subbuteo che usavo da ragazzo. La gioia fra i miei figli è stata
tanta, molta di più di quando si cimentano con la Playstation a FIFA. La loro
attenzione e la cura per quegli omini piccoli da far volare per il panno verde
in punta di dito, mi ha commosso. Riesco a coinvolgerli anche con vecchi video
calcistici e il più grande Lorenzo è arrivato a dirmi che Platini era
fortissimo.....
Da tre anni
ormai sono dirigente della squadra del mio quartiere, il Castelnuovo, dove
gioca mio figlio. Calpestare l’erba, o la terra in alcuni casi, dei campi da
calcio è stato un toccasana incredibile e la mia passione per il calcio è
tornata a svegliarmi antichi fremiti giovanili. D’altronde una passione non può
essere limitata individualmente. Si deve trovare la forza e il piacere di
tramandarla. Perché non vada mai a morire
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