martedì 27 febbraio 2024

10. Duemilaventi

Questo racconto nasce nel Marzo del 2020 in tempo di Covid 19.  L’idea mi balzava in testa da qualche tempo e così per far fronte a noiosi pomeriggi passati sul divano in isolamento dal mondo, ho scritto quello che state per terminare di leggere. Ricordare la mia infanzia e i miei primi anni juventini è una boccata d’ossigeno puro e mi permette di non pensare troppo a quello che sta succedendo fuori dal mio cancello di casa, con la città di Crema fra le più martoriate da questo virus bastardo. Se volete questo racconto, man mano che prendeva forma, mi ha salvato la mente e l’anima.

Parlare di calcio nel 2020 mi risulta assai difficile. L’argomento calcistico del giorno è da settimane come finire la stagione e giocarsi scudetto e coppe, un pugno in faccia alle persone comuni che stanno lasciando la pelle in situazioni drammatiche. È un calcio che pensa solo ai propri interessi economici e si basa solo su principi di ricavi e business. Questo calcio non mi piace più da tempo anche se il tifo bianconeri rimane.  Riesco a godere ancora di qualche bella partita in campo internazionale ma in definitiva questo calcio globalizzato pieno di muscoli di atleti viziati e strapagati non mi appartiene più. A questo calcio manca la magia e il fascino del misterioso. Oggi sappiamo tutto dei campioni più in voga, hanno Twitter, Instagram e tutti i mezzi necessari per comunicare col mondo. Una volta i campionissimi attraevano appeal anche perché le loro vite rimanevano avvolte dal mistero e anche i giornalisti erano più inclini a scrivere di calcio piuttosto che di gossip o mondanità.

Ma una passione quando è tale fa preservata e tramandata se possibile. Ecco quindi che non i miei figli ho iniziato un lavoro di memoria calcistica che spero un giorno apprezzeranno. In questi giorni tristi è rispuntato in casa il vecchio tavolo da Subbuteo che usavo da ragazzo. La gioia fra i miei figli è stata tanta, molta di più di quando si cimentano con la Playstation a FIFA. La loro attenzione e la cura per quegli omini piccoli da far volare per il panno verde in punta di dito, mi ha commosso. Riesco a coinvolgerli anche con vecchi video calcistici e il più grande Lorenzo è arrivato a dirmi che Platini era fortissimo.....

Da tre anni ormai sono dirigente della squadra del mio quartiere, il Castelnuovo, dove gioca mio figlio. Calpestare l’erba, o la terra in alcuni casi, dei campi da calcio è stato un toccasana incredibile e la mia passione per il calcio è tornata a svegliarmi antichi fremiti giovanili. D’altronde una passione non può essere limitata individualmente. Si deve trovare la forza e il piacere di tramandarla. Perché non vada mai a morire

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