In una sera di Febbraio del 1982 la Francia del pallone consumò la sua personale vendetta. In un Parco dei Principi ribollente di felicità riuscì a sconfiggere dopo ben 62 anni la squadra nazionale italiana. Fu soprattutto la riscossa di un uomo: Michel Platini. Dopo la cocente sconfitta subita ad opera degli uomini di Bearzot ai mondiali argentini del 1978, il ragazzo di Joeuf sfoderò una prestazione maiuscola. Dopo 19 minuti trafisse il suo futuro compagno di squadra Zoff e per tutta la partita fece ammattire i difensori italiani.
Le prodezze
del francese non sfuggirono ad un raffinato intenditore di calcio quale
l’avvocato Agnelli che da quella sera incominciò a pensare a quel ragazzo come
rinforzo di lusso per la sua creatura: la Juventus. Ad Aprile Michel era già
bianconero, chiamato a sostituire in cabina di regia l’irlandese Liam Brady che
proprio in quei giorni, con una sua rete su rigore a Catanzaro, regalò ai
tifosi della Signora lo scudetto della seconda stella.
Michel prima
di iniziare l’avventura torinese si lasciò alle spalle un mondiale spagnolo che
lo vide tra i protagonisti assoluti ma che gli procurò anche una delusione
tremenda. La sua Francia perse ai rigori
in semifinale contro la Germania Ovest di Rummenigge dopo essere stata in
vantaggio per 3-1 nei tempi supplementari.
In
precedenza l’asso transalpino giocò per 7 stagioni nel Nancy segnando 98 gol in
175 partite e vincendo con la squadra
della Lorena, la Coppa di Francia nella stagione 1977-78. Nella sua ultima stagione nel Nancy, Michel
subì l’infortunio più grave della sua carriera. Durante una partita contro il
Saint-Etienne si frantumò il malleolo della caviglia destra. A 23 anni Platini
rischiò di essere perduto per il calcio. Dopo 5 mesi tornò in campo ma capì che
la sua avventura a Nancy era finita.
Se ne
innamorò l’Inter dopo che lo vide giocare meravigliosamente a Napoli in
un’amichevole tra Italia e Francia
terminata 2-2. Lo chiamò a Milano strappandogli un accordo verbale. La società
di Fraizzoli riuscì anche ad ottenere un’opzione dal Nancy pagando la somma di
84 milioni. Le frontiere però erano ancora chiuse, così per non farsi scappare
il giocatore la società milanese cercò una squadra dove poterlo parcheggiare
per un anno.
Si narra che
un portavoce dell’Inter disse a Michel che l’unica squadra interessata a lui
fosse il Monaco 1860, squadra che partecipava alla serie b tedesca. Michel
rimase indignato da tale proposta e se andò quasi disgustato.
Si accordò
così qualche giorno dopo con il Saint-Etienne. L’Inter alla riapertura delle
frontiere fece ancora qualche timido tentativo di portarlo a Milano ma poi
dirottò le sue preferenze sull’austriaco Prohaska, considerando Platini un giocatore troppo
fragile per via degli infortuni patiti in precedenza.
Così dalla stagione 1979-80 si trasferì non senza
polemiche alla corte del Saint-Etienne. Ci rimase 3 stagioni segnando 58 reti
in 107 partite e diventando campione di Francia nella stagione 1980-81.
Venerdi 30
Aprile 1982 firmò il suo contratto con la Juventus dando inizio di fatto ad una
storia d’amore meravigliosa.
Nato a Joeuf
il 21 Giugno 1955, il talento francese con avi italiani dimostrò sin da piccolo
di saperci fare con il pallone tra i piedi. I suoi “dribbling”, i suoi tiri, ma
soprattutto le sue magiche punizioni affinate ai tempi degli esordi in Francia,
sarebbero diventate per alcuni anni delizia per i tifosi della Vecchia Signora.
Genio,
fantasia , intelligenza. Platini non fu un calciatore normale sotto nessun
punto di vista. In poco tempo per tutti diventò il re, “Le Roi”.
Il suo primo
anno in bianconero iniziò però con il freno a mano tirato. I postumi della
pubalgia patita durante i mondiali spagnoli continuarono a non dargli tregua e
in talune circostanze sembrò soffrire troppo la presenza in squadra di tanti
campioni del mondo. Riuscì subito però a farsi amare dai tifosi della Signora:
il 21 novembre 1982 con un destro secco fulminò Terraneo consegnando alla Juve
il suo primo derby della Mole.
Col passare
del tempo Michel si sbloccò ed iniziò ad illuminare gli stadi di mezza Italia
con giocate e gol superlativi. La Roma fece suo quel campionato guidata dal
talento di Falcao, Michel vinse il titolo di capocannoniere con 16 reti ( 2 gol
contro l’Inter gli furono cancellati per colpa di una biglia che colpì Marini e
sanzionò lo 0-2 a tavolino per i milanesi). La Juve dopo aver eliminato i campioni d’Europa
dell’Aston Villa e i polacchi del Widzew Lodz riuscì ad ottenere il diritto
di disputare la finale di Coppa
Campioni.
Contro
l’Aston Villa in particolare, Michel giocò due partite straordinarie. Nella
partita di ritorno al Comunale di Torino firmò una doppietta fantastica. Ad
Atene in finale però l’Amburgo fece un brutto scherzo alla Juve battendola per
1-0 con un gol di Magath.
Le lacrime
dei 45.000 juventini presenti nella capitale ellenica furono anche quelle di
Michel che a parziale consolazione giudò i bianconeri alla vittoria in Coppa
Italia. Dopo la sconfitta a Verona per 2-0, la Juve riuscì a ribaltare il
risultato a Torino con un gol di Rossi e una doppietta del francese.
La stagione
1983-84 fu ricca di soddisfazioni per Michel. A Dicembre del 1983 la giuria di
France Football gli consegnò il Pallone d’Oro. Una vittoria schiacciante
con ben 84 voti di differenza sul
secondo classificato, lo scozzese Dalglish.
La Juve vinse il suo ventunesimo scudetto, Michel rivinse il titolo di
capocannoniere con 20 reti, una più di un altro genio del pallone: Zico.
Il 16 Maggio
1984, dopo aver eliminato gli inglesi
del Manchester United in semifinale, la Juve vinse anche la sua prima Coppa
delle Coppe. A Basilea in uno stadio bardato di bianconero sconfisse per 2-1 il
Porto con reti di Vignola e Boniek. Per Michel fu una grande gioia. Gioia che
si trasformò in trionfò due mesi dopo. Con la sua Francia vinse da capitano i
campionati europei disputati in casa. Riuscì nell’impresa di segnare 8 gol, in
5 partite vincendo la classifica dei marcatori. Segnò il gol decisivo all’ultimo minuto dei tempi
supplementari nella semifinale vinta per 3-2 contro il Portogallo e poi un gol
nella finalissima vinta per 2-0 sugli spagnoli.
La stagione
1984/85 iniziò con un solo pensiero fisso per Michel e i suoi compagni:
conquistare la Coppa dei Campioni. A
Dicembre Platini bissò la vittoria del Pallone d’oro. In un campionato, vinto
dal sorprendente Verona di mister Bagnoli, la Juve arrivò quinta. Michel però
non rinunciò al titolo di capocannoniere vinto con 18 gol, uno di più di
Altobelli. A Gennaio del 1985 poi aggiunse un altro alloro alla sua
bacheca. La Juve sconfiggendo il Liverpool
per 2-0 a Torino conquistò la sua prima Supercoppa Europea.
Tutte le
energie furono profuse quella stagione per la causa della Coppa dei Campioni.
Ilves Tampere, Grasshoppers, Sparta Praga e Bordeaux fecero strada alla squadra
bianconera che il 29 Maggio del 1985 disputò la finale allo stadio Heysel di Bruxelles.
La vittoria con un suo gol su rigore al 57’ arrivò purtroppo nelle
tragiche circostanze che tutti conosciamo. Il trionfo in Coppa dei Campioni tanto desiderato dal
popolo juventino si tramutò in un immane tragedia che avrebbe cambiato per
sempre il volto del calcio europeo e mondiale.
La stagione
successiva il campionato registrò la lotta serrata tra Juve e Roma. Alla
penultima giornata la Roma cadde in casa con il derelitto Lecce ultimo in
classifica mentre la Juve con un gol di Laudrup al Comunale contro il Milan
vinse di fatto il suo ventiduesimo
scudetto.
Michel segnò
12 reti quell’anno cedendo la corona di capocannoniere a Pruzzo che ne segnò
19. Nel Dicembre del 1985 a Tokio la Juve vinse la sua prima Coppa
Intercontinentale della sua storia. Fu una partita memorabile. Gli argentini
dell’Argentinos Juniors misero in seria difficoltà gli uomini di Trapattoni.
Due volte in vantaggio, gli argentini
furono raggiunti prima da Platini su rigore poi da Laudrup a 8 minuti
dalla fine. L’immagine che fece il giro del mondo della partita fu quella di
Michel sdraiato sul prato con un braccio a sorreggersi la testa dopo un gol
ingiustamente annullato. Un gol da favola, uno dei più belli in maglia
bianconera: “sombrero” in area di rigore ad un
difensore avversario e prima che la palla toccasse terra un tiro in
mezza rovesciata a superare il portiere Vidallè. La posizione irregolare ma
chiaramente ininfluente di un compagno di squadra scippò Michel di un gol
straordinario. La sua classe lo portò a non protestare ma a compiere quel gesto
diventato famosissimo. La Juve vinse per 6-4 ai calci di rigore. Tacconi ne
parò due, Michel segnò quello decisivo.
In quei giorni vinse per la terza volta consecutiva il Pallone d’oro.
La Coppa dei
Campioni 1985/86 si dimostrò avara di soddisfazioni per i colori bianconeri.
Dopo aver eliminato Jeunesse e Verona, la Juve si scontrò col Barcellona di
Schuster e Arcibald. Al Camp Nou di Barcellona, Julio Alberto regalò ai suoi la
vittoria di misura mentre a Torino il ritorno fini con un pareggio per
1-1. Di quella partita si ricorderanno
la papera di Tacconi sul gol dello scozzese Arcibald, le numerose palle gol
fallite da Pacione e lo splendido ma inutile gol del pareggio di Platini.
Alla fine di
quella stagione un'altra competizione stuzzicò le fantasie di Michel: il
campionato del mondo in Messico. La sua Francia si presentò all’appuntamento
planetario con i favori dei pronostici essendo campione d’Europa in carica. Nel
girone eliminatorio i galletti sconfissero Canada e Ungheria mentre
pareggiarono con l’Urss di Belanov.
Negli ottavi
di finale, Michel si trovò di fronte gli amici italiani che sconfisse per 2-0
con un gol suo e uno di Stopyra. Nei quarti, al termine di un match tesissimo
concluso ai rigori, la Francia mandò a casa il Brasile. Platini segnò il gol
del pareggio nei tempi regolamentari. La semifinale evocò brutti ricordi in
Michel ma anche desideri di vendetta. Avversaria della Francia fu la Germania
Ovest che quattro anni prima l’aveva eliminata ad un passo dalla finalissima.
Anche questa volta i panzer tedeschi ebbero la meglio con i gol di Brehme e
Voller. Fu un brutto colpo per Michel che da quel momento cominciò la sua
parabola discendente. Il mondiale lo vinse l’Argentina di Maradona, la Francia
concluse terza.
La stagione
1986/87 fu la più deludente per Platini che capi di aver finito gli stimoli per
continuare a giocare. La Juve fu
affidata a Marchesi. Dopo un buon avvio finì seconda alle spalle del Napoli di
Maradona. Platini segnò solamente due reti in campionato.
In Coppa dei
Campioni il Real Madrid eliminò i bianconeri negli ottavi. Dopo lo 0-1 al
Santiago Bernabeu ( con un gol annullato in maniera scandalosa a Manfredonia)
nel match di ritorno Cabrini riuscì a ristabilire le sorti. Ai rigori però la
Juve salutò la Coppa dei Campioni che avrebbe ritrovato 9 anni dopo con il nome
di Champions League. Per Michel venne il momento di chiudere e così uscì di
scena a soli 32 anni.
Nella sua carriera vinse: 1 Coppa di Francia, 1 campionato francese, 2 campionati italiani, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Italia, 1 Campionato Europeo per nazioni, 3 Palloni d’oro e 3 titoli dei marcatori nel campionato italiano…..aggiungere altro sarebbe francamente inutile.

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